TURISMO: INCUNABOLI E CODICI MINIATI, I TESORI DI PRAGLIA
(NOTIZIARIO TURISMO VENETO)
10 marzo, 07:01 (ANSA) - PADOVA, 10 MAR - La piu' antica carta geografica
d'Italia del Museo Correr di Venezia, l'incunabolo 'I trionfi
del Petrarca' della Biblioteca Bertoliana di Vicenza, bolle
papali e proclami di imperatori, lettere autografe di personaggi
come Galileo, Garibaldi e Manzoni: sono alcuni dei tesori
cartacei sottoposti alle cure dei monaci del laboratorio di
restauro del libro antico dell'Abbazia benedettina sublacense di
Praglia, ai piedi dei Colli Euganei, a circa 12 km da Padova.
L'antica biblioteca del monastero, insieme a quella moderna, al chiostro botanico, a quello pensile e alla chiesa, e' dal 1882 un monumento nazionale che raccoglie oltre centomila volumi e che ha dato origine al laboratorio, istituito nel 1951 per recuperare i manoscritti danneggiati dall'alluvione di Firenze e successivamente per riportare a nuova vita quanto salvato dalla grande acqua alta di Venezia del 1966. Quella della biblioteca e' sempre stata una storia travagliata, scandita da due spoliazioni del patrimonio di codici antichissimi e finemente miniati: la prima nel 1810 in seguito alla soppressione napoleonica e la seconda nel 1867 per l'applicazione del decreto che scioglieva tutti gli ordini religiosi.
Ingente e prezioso e' il materiale passato in mezzo secolo tra le mani dei monaci; il numero complessivo dei 'pezzi' oggetto di cure si avvicina ai 25 mila, senza contare i piccoli interventi su documenti vari, di cui non si e' conservata traccia. Manoscritti cartacei e membranacei, incunaboli, volumi a stampa di epoche successive, incisioni, mappe, disegni sono stati recuperati grazie all'opera paziente di una equipe che attualmente conta cinque operatori: il monaco con responsabilita' delegata che ha acquisito il titolo legale di restauratore di materiale cartaceo, altri due monaci con esperienza pluridecennale, un giovane all'inizio della sua avventura spirituale in monastero e il tecnico qualificato da oltre 35 anni di attivita' sul campo.
La sopraelevazione rispetto a tutto il resto del complesso, l'esposizione all'aria e alla luce e la solennita' degli ambienti rivelano da soli l'importanza che riveste, ancor oggi, la biblioteca antica. Il soffitto e' arricchito dalle tele cinquecentesche dello Zelotti che raffigurano il 'Trionfo della fede', mentre il cinquecentesco badalone in legno di noce e ciliegio che si trova al centro della sala era originariamente del coro della chiesa. In questi ambienti e' anche accaduto il miracolo del ritrovamento di testi che si credevano ormai perduti. ''La scoperta e' avvenuta, per la verita', nel laboratorio di restauro - racconta il padre priore, don Igino - :lavorando su testi antichi si sono trovati testi ancor piu' antichi: le pagine erano incollate e non si vedevano, scollandole sono venute alla luce''.
Nella sala del restauro troneggiano grandi tavoli, sui quali sono posati con cura estrema libri logorati, spesso con pagine ridotte a frammenti. Il restauro, spiega don Igino, consiste nell'incollare sui frammenti i bordi nuovi, ritagliandoli in modo che sulla pagina antica il pezzo contemporaneo si sovrapponga per non piu' di mezzo millimetro. (ANSA).
L'antica biblioteca del monastero, insieme a quella moderna, al chiostro botanico, a quello pensile e alla chiesa, e' dal 1882 un monumento nazionale che raccoglie oltre centomila volumi e che ha dato origine al laboratorio, istituito nel 1951 per recuperare i manoscritti danneggiati dall'alluvione di Firenze e successivamente per riportare a nuova vita quanto salvato dalla grande acqua alta di Venezia del 1966. Quella della biblioteca e' sempre stata una storia travagliata, scandita da due spoliazioni del patrimonio di codici antichissimi e finemente miniati: la prima nel 1810 in seguito alla soppressione napoleonica e la seconda nel 1867 per l'applicazione del decreto che scioglieva tutti gli ordini religiosi.
Ingente e prezioso e' il materiale passato in mezzo secolo tra le mani dei monaci; il numero complessivo dei 'pezzi' oggetto di cure si avvicina ai 25 mila, senza contare i piccoli interventi su documenti vari, di cui non si e' conservata traccia. Manoscritti cartacei e membranacei, incunaboli, volumi a stampa di epoche successive, incisioni, mappe, disegni sono stati recuperati grazie all'opera paziente di una equipe che attualmente conta cinque operatori: il monaco con responsabilita' delegata che ha acquisito il titolo legale di restauratore di materiale cartaceo, altri due monaci con esperienza pluridecennale, un giovane all'inizio della sua avventura spirituale in monastero e il tecnico qualificato da oltre 35 anni di attivita' sul campo.
La sopraelevazione rispetto a tutto il resto del complesso, l'esposizione all'aria e alla luce e la solennita' degli ambienti rivelano da soli l'importanza che riveste, ancor oggi, la biblioteca antica. Il soffitto e' arricchito dalle tele cinquecentesche dello Zelotti che raffigurano il 'Trionfo della fede', mentre il cinquecentesco badalone in legno di noce e ciliegio che si trova al centro della sala era originariamente del coro della chiesa. In questi ambienti e' anche accaduto il miracolo del ritrovamento di testi che si credevano ormai perduti. ''La scoperta e' avvenuta, per la verita', nel laboratorio di restauro - racconta il padre priore, don Igino - :lavorando su testi antichi si sono trovati testi ancor piu' antichi: le pagine erano incollate e non si vedevano, scollandole sono venute alla luce''.
Nella sala del restauro troneggiano grandi tavoli, sui quali sono posati con cura estrema libri logorati, spesso con pagine ridotte a frammenti. Il restauro, spiega don Igino, consiste nell'incollare sui frammenti i bordi nuovi, ritagliandoli in modo che sulla pagina antica il pezzo contemporaneo si sovrapponga per non piu' di mezzo millimetro. (ANSA).









