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Fiat: ultimatum Marchionne a sindacati, sì o no

"Investiamo 20 miliardi ma le fabbriche devono funzionare". Epifani: "nessun fatto nuovo"

29 luglio, 08:09
Sergio Marchionne
Sergio Marchionne
Fiat: ultimatum Marchionne a sindacati, sì o no

TORINO -Sì o no. Se non è un ultimatum gli somiglia molto quello che l'Ad Fiat Sergio Marchionne ha rivolto ai suoi interlocutori oggi nel corso del tavolo sulle prospettive del Gruppo svoltosi a Torino. Marchionne ha confermato il piano di 'Fabbrica Italia', come aveva chiesto il ministro del welfare Maurizio Sacconi. Ma in cambio vuole garanzie sull'efficienza degli impianti.

"Siamo l'unica azienda - ha detto - ad investire 20 miliardi nel Paese, una cifra pari quasi a quella della Finanziaria. Ma dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti possano funzionare". E, per lui, a questo punto "ci sono solo due parole che richiedono di essere pronunciate una è sì, l'altra é no". Una risposta affermativa, ha spiegato, "vuol dire modernizzare la rete produttiva italiana", mentre una negativa significherebbe "lasciare le cose come stanno, accettando che il sistema industriale continui ad essere inefficiente e inadeguato a produrre utile e quindi a conservare o aumentare i posti di lavoro". "Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza del'azienda, perché dobbiamo decidere se avere un settore auto forte in Italia o consegnarlo ai competitori esteri". E in questo caso, ha detto esplicitamente Marchionne, il piano di 'fabbrica Italia' "non può andare avanti" e "tutti i piani e gli investimenti per l'Italia verranno ridimensionati".

"Se si tratta solo di pretesti per lasciare le cose come stanno - ha quindi detto - è bene che ognuno si assuma la propria responsabilità". Dalla Cisl il segretario generale Raffaele Bonanni, risponde con un "sì senza se e senza ma". Però, aggiunge il leader della Cisl "Marchionne faccia chiarezza sul fatto che le modalità dell'investimento rimarranno nel perimetro delle regole del nuovo sistema contrattuale che abbiamo costruito". "Nessuno vuole una conflittualità permanente. Il sindacato ha contribuito a salvare il gruppo - dice il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani - abbiamo assoluto interesse all'investimento, a lavorare insieme a questo obiettivo senza carri armati". Ma sullo sfondo del tavolo torinese resta la possibilità della disdetta del contratto dei metalmeccanici alla sua scadenza: "Se necessario - dice Marchionne - siamo disposti anche seguire questa strada, ma non abbiamo nessun preconcetto. Per noi la cosa importante è raggiungere il risultato e avere la certezza di gestire gli impianti. Produrre a singhiozzo, con livelli ingiustificati di assenteismo, o vedere le linee bloccato per giorni interi è un rischio che non possiamo accollarci".

MARCHIONNE: IMPEGNO PER SOLUZIONE MA RESTA PIANO B - Fiat garantisce l'impegno a cercare una soluzione sul progetto industriale in Italia ''anche nell'interesse del Paese''. Ma, indica l'Ad Sergio Marchionne, se una soluzione non si dovesse trovare ''resta un piano B''.

SACCONI, ENTRO 15 SETTEMBRE TAVOLO SU TERMINI IMERESE - "Il governo continuerà il percorso in atto sulla reindustrializzazione di Termini Imerese e le parti saranno convocate, di intesa con la Regione Sicilia, entro il 15 settembre, per discutere di tutte le proposte che Invitalia sta esaminando". Lo ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, in conferenza stampa al termine del tavolo Fiat a Torino.

MARCHIONNE-MARCEGAGLIA: LAVOREREMO PER SOLUZIONE - La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, sono d'accordo per lavorare insieme ad una soluzione che permetta di recepire le richieste del Lingotto sul fronte contrattuale senza che lasci Confindustria e Federmeccanica. Lo hanno indicato garantendo ''un impegno comune'' a trovare una soluzioni ''in tempi brevi''.

EPIFANI, MOLTO OTTIMISMO MA NESSUN FATTO NUOVO - "Ho sentito molto ottimismo ma in verità non ci sono fatti nuovi", secondo il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, per il quale "é confermata quell'incertezza sugli impegni produttivi assunti a Palazzo Chigi, rafforzato dall'annuncio dello spostamento in Serbia della vettura che doveva essere fatta a Mirafiori: le rassicurazioni sul futuro di Mirafiori - ha detto Epifani a questo proposito - non sono di per sé ne impegni né certezze". "Abbiamo chiesto al governo - ha detto poi il leader della Cgil - di non lavarsene le mani. Non può fare da spettatore Bisogna tenere aperto un piano generale sulle prospettive del gruppo che non si possono vedere stabilimento per stabilimento".

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